Computo di una ristrutturazione: le quantità che nascono dal disegno
Demolizioni, tramezzi, intonaci, pavimenti, battiscopa e serramenti si misurano dal disegno; impianti, oneri e noli no. Dove passa il confine nel computo.
Chi ha fatto almeno un computo di ristrutturazione sa che una parte del lavoro è pura misura: aree, perimetri, sviluppi di parete. Un’altra parte è giudizio: cosa c’è dietro l’intonaco, quanti punti luce, quanto costa portare il materiale al quarto piano senza ascensore. Distinguere le due parti è utile a prescindere dagli strumenti che usi, perché ti dice dove il disegno può lavorare per te e dove no.
Il criterio: esiste nel disegno o no
Il criterio è semplice. Una quantità nasce dalla geometria quando si calcola da elementi che esistono nel disegno, con dimensioni note: un muro con lunghezza, spessore e altezza, un vano con il suo perimetro, un’apertura con larghezza e altezza. Non nasce dalla geometria quando dipende da informazioni che il disegno non contiene: scelte impiantistiche, condizioni di cantiere, organizzazione del lavoro.
Perché la geometria produca quantità affidabili, però, deve essere completa: muri con due facce e spessore, altezze nette dei vani, aperture con dimensioni, distinzione tra stato di fatto, demolizioni e costruzioni. Un DXF fatto di linee singole non basta.
Quantità che nascono dalla geometria
In un appartamento con ristrutturazione interna, le voci che si ricavano dal disegno sono molte più di quanto sembri.
| Lavorazione | Quantità tipica | Da cosa si ricava |
|---|---|---|
| Demolizione di tramezzi | m² o m³ | Lunghezza × altezza (× spessore) degli elementi in giallo, al netto delle aperture |
| Nuovi tramezzi | m² | Lunghezza × altezza degli elementi in rosso, al netto delle aperture |
| Intonaci | m² | Sviluppo delle pareti interessate × altezza, meno le aperture secondo il criterio adottato |
| Tinteggiature | m² | Sviluppo pareti e superficie dei soffitti |
| Pavimenti e massetti | m² | Superficie netta dei vani |
| Rimozione pavimenti esistenti | m² | Superficie dei vani interessati |
| Rivestimenti | m² | Sviluppo delle pareti rivestite × altezza del rivestimento |
| Battiscopa | m | Perimetro dei vani meno le larghezze delle porte |
| Serramenti interni ed esterni | numero, m² | Aperture con larghezza e altezza |
| Soglie e davanzali | m, numero | Larghezza delle aperture |
Alcune di queste richiedono un dato in più rispetto alla pianta: l’altezza del rivestimento del bagno, per esempio, o quali pareti vanno intonacate. Sono dati che il tecnico dichiara una volta e poi la geometria moltiplica in modo coerente.
Attenzione ai criteri di misurazione: le deduzioni dei vuoti, il trattamento degli spigoli, la misura vuoto per pieno sono spesso stabiliti dalle norme di misurazione dei prezzari regionali. Due computi con la stessa geometria e criteri diversi danno quantità diverse, ed entrambi possono essere corretti rispetto al proprio prezzario.
Quantità che non nascono dalla geometria
Poi c’è tutto ciò che la pianta non sa:
- impianti elettrici, idrici, di riscaldamento e raffrescamento: numero di punti, percorsi, apparecchiature;
- oneri della sicurezza, stabiliti dal tecnico o dal coordinatore;
- noli di attrezzature e ponteggi, che dipendono dall’organizzazione del cantiere;
- trasporti e conferimento a discarica, che si legano alle demolizioni ma dipendono da distanze, pesi e modalità;
- opere provvisionali, protezioni, puntellamenti;
- assistenze murarie agli impianti;
- lavorazioni dipendenti dallo stato reale: tracce, ripristini di intonaci ammalorati, sottofondi da rifare che scopri solo aprendo.
Alcune di queste si possono agganciare alla geometria come punto di partenza: il volume delle demolizioni suggerisce il volume di macerie, la superficie dei vani dà un ordine di grandezza per le protezioni. Ma è un aggancio, non un calcolo: la quantità finale la decide il tecnico.
Perché il confine va dichiarato
Il rischio non è che uno strumento non sappia calcolare gli impianti. Il rischio è non sapere quali voci mancano. Un elenco di quantità che sembra completo ma copre solo la parte geometrica porta a sottostimare il lavoro, e l’errore emerge quando il cliente ha già firmato il preventivo.
Per questo ha senso separare in modo esplicito le quantità derivate dal disegno da quelle inserite dal tecnico, e sapere per ognuna da quale revisione del disegno viene. Se sposti un tramezzo, le quantità geometriche cambiano; quelle manuali no, e vanno riviste a mano.
Dalla quantità alla voce di prezzario
Una quantità diventa una riga di computo quando è associata a una voce di prezzario con il suo codice, la sua unità di misura e il suo criterio. Qui entrano due scelte del tecnico: quale prezzario usare (in genere quello della regione in cui si trova il cantiere) e quale voce descrive davvero la lavorazione. Lo stesso tramezzo in laterizio forato può corrispondere a voci diverse a seconda dello spessore e del tipo.
Se poi devi passare il lavoro a un programma di computo, il formato di scambio conta: ne parliamo in file XPWE per PriMus e Pitagora.
Come lo gestisce ilai
ilai genera le quantità che nascono dalla geometria confermata (demolizioni, tramezzi, intonaci, pavimenti, rivestimenti, battiscopa, serramenti) e le porta nel computo, insieme alle lavorazioni del suo catalogo per le ristrutturazioni interne, con analisi prezzi e quadro economico. Le voci che non nascono dal disegno, come impianti, noli e oneri particolari, restano del tecnico. Il prezzario della Toscana è acquisito per intero; per Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia e Piemonte le voci usate da ilai sono collegate ai codici regionali. Quando la geometria cambia, le stime costruite sulla revisione precedente vengono ritirate dichiarando il motivo, così non resta in giro una stima che non corrisponde più al disegno.
In sintesi
Una buona parte delle misure di una ristrutturazione interna nasce dal disegno, a condizione che il disegno abbia spessori, altezze e aperture. Impianti, oneri, noli e tutto ciò che dipende dal cantiere restano giudizio del tecnico. Sapere dove passa il confine è il modo più semplice per non dimenticare voci. Per vedere il percorso dal rilievo alle quantità, trovi i passaggi in come funziona; se vuoi misurarlo su casi tuoi, c’è il programma pilota.
Domande sull'argomento
Quali voci di un computo si possono ricavare direttamente dalla pianta?
Quelle legate agli elementi disegnati: superfici di demolizione e di nuovi tramezzi, intonaci e tinteggiature di pareti e soffitti, pavimenti e massetti, rivestimenti, battiscopa, numero e dimensioni dei serramenti. Serve però che la geometria abbia spessori, altezze e aperture, non solo linee.
Perché gli impianti non si ricavano dalla geometria della pianta?
Perché dipendono da scelte progettuali che la pianta non contiene: numero di punti luce e prese, percorsi delle tubazioni, tipo di generatore, dimensionamenti. Si computano a partire dal progetto impiantistico o da una stima del tecnico, non dal perimetro dei vani.
Le quantità derivate dal disegno sono già un computo metrico?
No. Sono una parte delle misure, quella che dipende dalla geometria. Il computo richiede anche le voci non geometriche, la scelta delle voci di prezzario, gli oneri e il giudizio del tecnico su ciò che il disegno non dice.